Non si può negare che l’architettura abbia dominato la scena delle arti nel XX secolo , molto più della pittura o di altre espressioni artistiche , eccetto il cinema.
All’inizio del secolo nasce un linguaggio formale assolutamente nuovo, quale non si vedeva dai tempi della architettura gotica . Rifiuto di tutta l’ esausta ridondante tradizione classico borghese: funzionalità , razionalità ,purezza di linee , rigore quasi ascetico, secco , spazi candidi pieni di luce. Un’ architettura in cui, per la prima volta , lo spazio interno è più importante della facciata. Un’architettura di qualità che non vuole essere solo appannaggio delle classi più abbienti , ma accessibile a tutti e per questo accusata di populismo. Democratica negli intenti se anche poi non nei fatti.
Cosa è rimasto di tutto questo nel XXI secolo? Solo un vuoto formalismo.
Da un lato un minimalismo che vuole combinare Mies Van Der Rohe e la filosofia zen: estetizzante compiaciuto , snob ,manierista . Interni dove l’uomo è un accessorio che potrebbe turbarne l’equilibrio. Una perfezione artificiosa e superficiale , priva di spirito.
Uno stanco esercizio di stile.
Dall’altro la spettacolarizzazione da film con effetti speciali : strutture inutilmente virtuosistiche . torri altissime , attorcigliate , pendenti. Una architettura il cui unico scopo è sbalordire. Manifesti per i grandi gruppi economici e di potere. I grandi architetti sono star al pari dei divi cinematografici. Guru dell’estetica.
E’ ancora architettura?
Qua e là qualche rara eccezione , come la Morgan Library di Renzo Piano, in cui l’armonia delle proporzioni ristora l’anima oltre che appagare l’occhio










Architettura molto attenta all'etichetta...ma sempre affascinante!
Scritto da: simone | 09 marzo 2010 a 11:06