Il Graph

In tempi antichi gli artigiani che producevano un tappeto non seguivano un progetto preciso, ma usavano la loro fantasia per produrre le decorazioni. Per questo motivo non esistono due tappeti antichi perfettamente identici. Era normale che due fiori, sullo stesso tappeto, fossero leggermente differenti, perché l’annodatore lavorava, per così dire, “a memoria”. Questo faceva anche sì che spesso la forma stessa dei tappeti non fosse regolare.

Ai giorni nostri, invece, quando si produce un tappeto che abbia una decorazione, sia annodato a mano che tuftato a mano, è necessario che l’artigiano che materialmente lavora al telaio sappia bene cosa deve creare e che abbia uno strumento che lo guidi nel suo lavoro. Quando si tratta di tappeti monocromi, al contrario, questo non è necessario.

Il “progetto” che deve essere seguito si chiama graph o cartone e, oltre a costituire una guida per la decorazione, consente anche di controllare la forma e la densità dell’annodatura.

 

Annodati a mano

Il Graph per i tappeti annodati è il pattern del tappeto disegnato a mano, su carta millimetrata, a grandezza reale. La realizzazione di questo graph è eseguita esclusivamente da maestri pittori, specializzati in questo lavoro, e può richiedere anche un intero mese di lavoro.

Il disegno viene realizzato su grandi fogli di carta millimetrata. Ogni quadratino del foglio corrisponde ad un determinato numero di nodi, a seconda della densità di annodatura scelta.

Il foglio, succesivamente, viene arrotolato, o tagliato in striscie, e quindi applicato al telaio, per servire da guida agli annodatori.

 

Tuftati a mano

Quando, invece, si tratta di un tappeto tuftato a mano, considerando che le tecniche di produzione sono del tutto differenti, il graph è direttamente disegnato sulla tela che costituisce il supporto del tappeto. Questo perché, al contrario dei tappeti annodati, in questa tecnica il pelo è formato da filati inseriti direttamente nella tela dal retro del tappeto.

Il disegno fatto sulla tela rappresenta le aree di colore e ad ogni colore viene assegnato un numero.

           

Talam

Un caso particolare di aiuto per l’annodatura, usato in Pakistan, è costituito dal Talam. Si tratta di una specie di “scrittura per il tappeto” in cui ad ogni colore è associato un codice scritto, così come al tipo di annodatura. Scritto su carta viene, poi, seguito dagli annodatori o, in alcuni casi, letto ad alta voce da uno degli annodatori e seguito da tutti gli altri nel processo di annodatura.

 

Francesco Vitellini

Come nasce un tappeto?

Su queste pagine avete spesso letto di nodi, annodature, telaio verticale e orizzontale, lana, seta, viscosa e tecniche di produzione dei tappeti.

Credo sia doverosa una introduzione, per quanto non esauriente, all’arte di annodare un tappeto da punto di vista tecnico.

 

Il Graph

Quando ci si appresta a creare un tappeto la prima cosa necessaria è un progetto. Infatti, non è sufficiente avere un’immagine, per quanto dettagliata possa essere su un computer. Esistono degli artigiani predisposti a fare proprio questo: il progetto di un tappeto. Si tratta di un disegno, fatto a mano, del tappeto stesso, in dimensioni reali. Questo disegno, detto graph o cartone, viene eseguito su carta millimetrata che, successivamente, viene applicata al telaio in modo da poter essere seguita dagli annodatori.

Ogni quadrato della carta millimetrata corrisponde ad un preciso numero di nodi del tappeto, che dipende dalla densità di annodatura prescelta.

Mentre il graph viene disegnato, procedimento che, a seconda del dettaglio del motivo, può richiedere anche un mese, si procede, solitamente, alla preparazione dei materiali da usare ed alla tintura.

I materiali

I materiali usati per produrre tappeti sono molti e con molte caratteristiche differenti, ma quello più usato è la lana.

La lana è una fibra naturale che può essere raccolta da diversi animali: pecore, capre, alpaca, conigli, yak, bisonti e altri.

Usata fin dai tempi più remoti per creare capi d’abbigliamento, il suo uso nella fabbricazione di tappeti è documentato da ritrovamenti che datano a oltre duemilacinquecento anni fa.

La lana più usata per la produzione di tappeti proviene dalle pecore, e la migliore tra queste è la lana ricavata dalle pecore himalaiane. Questa lana ha fibre molto lunghe ricche di lanolina che le conferiscono un’alta resistenza insieme ad una confortevole morbidezza. Importante sottolineare che, per i tappeti di qualità, la lana deve essere a fibra lunga. Questa si ottiene pettinando d’inverno il vello delle pecore e tosando poi gli animali in primavera. Prima di essere utilizzata deve essere accuratamente lavata per eliminare tutti i residui di polvere e grasso: più pulita sarà, più i colori resteranno fissati, puri e brillanti.

La lana raccolta con la tosatura, però, non è ancora pronta per essere usata. Deve essere prima cardata e filata e, quindi, avvolta sui rocchetti.

La preparazione del materiale

La cardatura manuale della lana avviene mediante l’uso di attrezzi chiamati cardacci. Nella versione più rudimentale questi sono realizzati mediante due tavolette di legno irte di chiodi.

La lana viene inserita tra i cardacci, i quali vengono strofinati avanti e indietro, in modo da districare la lana. La funzione della cardatura è quella di allineare le fibre in modo che siano disposte tutte nella stessa direzione e, quindi, parallele.

Dopo la cardatura la lana viene filata. La filatura consiste nel trasformare le fibre in un filato il più possibile omogeneo che verrà poi utilizzato per la prodzione del tappeto.

Il filato, infine, viene tinto mediante l’utilizzo di tinture vegetali o sintetiche.

La tintura

La tintura vegetale è la forma usata fin da tempi antichi. Questo tipo di tinture viene ricavato da ingredienti naturali quali radici, foglie e minerali. Le tinture vegetali, proprio perché completamente naturali, tendono a schiarirsi con l’esposizione alla luce solare.

Le tinture sintetiche, al contrario, hanno una durata pressoché illimitata.

Dopo essere stata tinta la lana è pronta per essere usata per la produzione del tappeto.

L’annodatura

L’annodatura avviene su un telaio verticale. Questo telaio è una struttura rettangolare, in posizione verticale. Tra i due elementi orizzontali del telaio vengono tesi un gran numero di fili, solitamente di cotone, che costituiscono l’ordito del tappeto. La trama, invece, sarà formata dalla lana che viene annodata sull’ordito.

Esistono molti tipi differenti di nodi. Quello più usato da noi è il nodo tibetano.

Quando il tappeto è stato completamente annodato esso viene tolto dal telaio ed entra nella fase di finitura.

La finitura

La finitura del tappeto è la serie di procedimenti che gli daranno il suo aspetto finale.

Per fermare trama e ordito il bordo del tappeto viene ripassato a mano con una grossa cucitura.

Se il tappeto è provvisto di frange si lasciano i fili dell’ordito più lunghi alle due estremità e li si annoda in modo particolare, per fissare trama e ordito. Successivamente i due lati sprovvisti di frange vengono bloccati con una cucitura a mano. Quando il tappeto è sprovvisto di frange la cucitura laterale viene effettuata su tutti i lati.

Il pelo, dato che l’annodatura è eseguita manualmente, resta sempre irregolare e viene, quindi, livellato a mano con delle forbici.

L’ultimo passo prima del lavaggio è l’eliminazione dell’eccesso di fibra che rimane dopo l’annodatura e la pareggiatura. A questo scopo il tappeto viene steso e la sua superficie viene ripassata con una fiamma che brucia tutti i frammenti di fibra in eccesso che sempre rimangono impigliati all’interno del pelo.

Il lavaggio del tappeto finito avviene in grandi vasche d’acqua e mediante l’utilizzo di apposite pale di legno.

Seguiranno degli articoli specifici per ogni punto della produzione.

Continuate a seguirci se volete saperne di più.

 

Francesco Vitellini

Il tappeto: motivi e nomenclatura

Quando si parla del motivo di un tappeto, si intende spesso il modo in cui è disegnato, che tipo di architettura e modello è stato utilizzato nella produzione del tappeto. Le varie parti del modello possono apparire singolarmente o in gruppo e ciò influisce sull'aspetto completo finale del tappeto.

Tutti i tappeti possono essere suddivisi nei quattro seguenti tipi di layout:

Medaglione – Motivi a tutto campo/ripetuti – Figurati – Nicchia e a giardino

 

Medaglione

Questo layout consiste in un grosso medaglione al centro del tappeto. I tappeti con medaglione sono senza alcun dubbio i più diffusi nei Paesi produttori di tappeti. I medaglioni possono essere circolari, ovali, esagonali od ottagonali, a forma di diamante o di stella. Talvolta sono presenti dei motivi a fiore più piccoli superiormente e inferiormente al medaglione, i cosiddetti pendenti. Questi solitamente sono costituiti da due parti. In persiano, la parte più vicina al medaglione è detta katibeh, mentre quella più lontana è detta kalaleh.

Motivi a tutto campo/ripetuti

In questo tipo di tappeti non esiste un motivo dominante o centrale. I motivi, infatti, spesso geometrici, si ripetono per l'intero tappeto, talvolta collegati, altre volte no. Il motivo ripetuto è spesso circondato da un magnifico bordo. In un motivo ripetuto non c'è inizio e non c'è fine e il motivo non è interrotto nemmeno dal bordo esterno del tappeto; alcuni sostengono che ciò simbolizzi l'eternità.

Motivo figurato

La caratteristica di questo tipo di motivo è che è osservabile in un solo verso. È importante che questi tappeti vengano visti dalla giusta angolazione, in modo da poter essere apprezzati appieno e affinché non si perda la visione d'insieme. Vanno collocati in modi che non possano essere guardati al contrario, preferibilmente contro un muro o appesi. I motivi figurati comportano il più delle volte il ritratto di persone, animali o luoghi; possono inoltre descrivere avvenimenti storici con immagini, testo e poesie di vari poeti.

Motivo a nicchia e a giardino

Il motivo più comune dei cosiddetti tappeti a nicchia è il mihrab, che comporta la presenza di una nicchia per la preghiera, la cui parte superiore appuntita deve essere rivolta verso la Mecca durante la preghiera. Questo è una rappresentazione della nicchia che si trova in una moschea.

Parti del tappeto Ogni area presente sul tappeto ha un suo nome ed una funzione. Partendo dall’estero verso l’interno troviamo il Bordo, la Fascia ed il Controbordo. Queste tre parti costituiscono una sorta di cornice che racchiude la decorazione principale del tappeto. All’interno della bordatura c’è il Campo, in cui, molto spesso, l’unico elemento decorativo è il Medaglione, su uno sfondo decorato in modo più o meno uniforme. Tuttavia, esistono dei tappeti in cui, oltre al medaglione centrale ci sono altri elementi decorativi, come gli Angoli, i Cartigli o i Pendenti.

 

Francesco Vitellini

I materiali: parte 2, Soia e Bambù

Fibra di Soia

La fibra di soia di alta qualità si ricava dal cosiddetto “okara” (polpa di soia), uno scarto di produzione del tofu. La polpa di soia è la parte non solubile della soia che rimane quando questa viene lavorata e filtrata nella produzione del latte di soia. Contiene molte fibre e molte proteine. La fibra di soia si ottiene con una tecnica di produzione speciale.

Dato che la proteina di soia non può essere filata da sola, la si mescola con lana molto fine. Questa “lana di soia” ecologica è fatta di materie prime rinnovabili e naturali. Tutte le nostre fibre di soia provengono da piante non geneticamente modificate. La fibra di soia è più soffice del cachemire ed assorbe l’umidità come il cotone. Per queste ragioni un tappeto prodotto con questo materiale avrà sempre una mano soffice e fresca.

Il colore originale della fibra è un leggero giallo, ma può essere facilmente tinta con risultati eccellenti.

Fibra di bambù

Il bambù è, contrariamente a quanto si crede di solito, considerata un’erba che cresce molto rapidamente, in condizioni particolari anche fino ad un metro al giorno. È pronto per essere raccolto in quattro anni e non richiede una coltura intensiva, grazie alle radici molto estese. Esistono due modi per estrarre la fibra: meccanicamente o chimicamente.

Nel procedimento meccanico i fusti legnosi vengono frantumati e degli enzimi naturali li fanno macerare in modo da estrarre e filare le fibre, come, per esempio, nella produzione della fibra di lino.

Nel procedimento chimico, invece, i fusti di bambù vengono frantumati, ma se ne utilizzano anche le foglie. Nelle fabbriche più vecchie si usano l’idrossido di sodio e il solfuro di carbonio che separano la cellulosa del bambù fino ad ottenere una soluzione di cellulosa molto viscosa. Questa viene, successivamente, spinta ad alta pressione attraverso degli ugelli per finire in una soluzione acida in cui i filamenti estrusi si solidificano. In fabbriche più moderne, più ecologiche, per questo procedimento si usano prodotti non tossici in un processo a circuito chiuso che recupera il 99,5% dei prodotti usati.

La fibra di bambù che ne risulta ha la lucentezza e la morbdezza della seta naturale, ma ha un prezzo inferiore ed una maggiore durata.

 

Francesco Vitellini

Migration: sogni a mezzo punto

Lo studio Formafantasma ha disegnato per Nodus una collezione di tre tappeti inspirati al lavoro di Jan James Audubon, un ornitologo del XIX secolo che ha scientificamente catalogato uccelli. Il motivo prescelto per il progetto non si compone di piccoli fiori stilizzati, ma di tre uccelli di grandi dimensioni, catturati sulla superficie del tappeto nel momento del volo.

I tappeti riproducono dei capi d’abbigliamento fuori scala in lana finiti con bottoni di quercia che fanno riferimento alla particolarità della tecnica a mezzo punto usata sia in tappezzeria che per ricami e, nello specifico, alla tradizionale produzione portoghese di tappeti a mezzo punto detti Arraiolos.

Con Migration, Formafantasma sembra suggerire un nuovo tipo di romanticismo, più selvaggio e liberatorio, che esprime uno dei più antichi desideri dell’uomo: migrare verso luoghi nuovi e sconosciuti, magari soltanto stando sdraiati su meravigliose piume ricamate.

I materiali: parte 1

Nella produzione dei nostri tappeti usiamo diveri materiali, e ciascuno ha qualità differenti.

Dal più comune, la lana, all'innovativa fibra di soia, tutte le fibre che possono essere filate presto o tardi fanno parte della nostra collezione.

Iniziamo ad osservarne alcuni.

La lana è il materiale più comune usato per la produzione di tappeti, almeno per quanto riguarda il pelo o la parte a pelo piatto della superficie. La lana da tappeti proviene principalmente da pecore, benché sia utilizzabile anche la lana di capra.La qualità delle differenti lane può variare notevolmente. Alcune sono soffici e lucenti, con un aspetto setoso che risalta con un’adeguata illuminazione. Altre lane sono opache. La lana lucente è morbida o ricca di lanolina, molto più salutare e più durevole della lana secca.

Una delle scelte più importante che i tessitori di tappeti fanno è la qualità della loro lana. Questa scelta, infatti, ha effetti sul prezzo e sul valore di un tappeto, così come anche sulla sua resistenza all’uso. Alcune lane, comunque, sono scelte per la loro finezza, morbidezza e delicatezza della fibra. Questa lana proviene dal collo e dalla pancia della pecora, come la lana Angora, oppure, come per esempio la lana Indiana detta Pashmina, dallo strato del vello più vicino alla pelle.

La lana può essere usata sia per la struttura del tappeto che per il pelo. La struttura in lana è tipica, in particolare, delle tessiture nomadiche.

Wool

La seta, una fibra animale ricavata dai bozzoli dei bachi da seta, è un materiale estremamente caro e lussuoso usato nella produzione di capi d’abbigliamento e tappeti. La produzione della seta ha avuto inizio in Cina, luogo in cui era un segreto custodito gelosamente. In seguito il suo uso si diffuse in Persia e, da lì, a Bisanzio e in Europa. Nonostante l’alto costo, però, i tappeti in seta, anche quelli con trama e ordito dello stesso materiale, non sono rari, sebbene tendano essere pezzi d’alta qualità nella tradizione artistica delle corti.

Anche tessiture nomadiche estremamente lussuose possono avere parte del pelo in seta. Il fascino della seta riesiede nella finezza della fibra, notevolmente soffice, come anche nella sua luminosità riflettente. Per questo motivo l’effetto del colore sulla seta è molto più intenso e brillante che l’effetto dello stesso colore anche sulla più fine delle lane. La seta, comunque, è molto più delicata e meno durevole della lana. Di conseguenza molto pochi tappeti in seta sono conservati in buono stato. Questa rarità, associata ai costi di base, collocano gli antichi tappeti in seta tra i tappeti più costosi.

Silk

Le fibre di canapa si ottengono sottoponendo gli steli ad una serie di operazioni – inclusi la macerazione, l’asciugatura e la frantumazione – e ad un procedimento di separazione dalla parte legnosa dalla fibra lunga e diritta. Le fibre, di solito, misurano 1,8m. Esse, più lunghe e meno flessibili del lino, sono solitamente nei toni del giallo, del verde, del marrone scuro o del grigio e, dal momento che non possono essere sufficientemente sbiancate, molto spesso non vengono tinte. Questo, però, non significa che non si possa tingere. Dal momento che è una fibra molto ruvida non assorbe il colore in modo uniforme ed il risultato è un tipo di abrash naturale. È una fibra duratura e resistente ed è usata per cordami (per esempio corde, filati, funi), tessuti e tappeti.

 

Hemp

Il lino è una delle più antiche fibre tessili ed è molto apprezzata per la resistenza, la lucentezza, la durata e l’assorbimento dell’umidità. È resistente agli attacchi dei microrganismi e la sua superficie liscia respinge lo sporco. È più resistente del cotone, si asciuga più velocemente e tende a sbiadire più lentamente se sottoposta alla luce del sole. Può essere sbiancata fino add un bianco puro ma la tintura è piuttosto difficile, perché le fibre non sono del tutto penetrate dai colori. Le qualità di lino più fini sono usate per fabbricare tessuti e merletti per l’abbigliamento e per la casa. Le qualità più robuste sono usate per prodotti che richiedono resistenza e capacità di assorbire l’umidità, come tele, corde, manichette antincendio, borse e, ovviamente, tappeti.

Linen

Seta di banano (abaca) – Lo strato esterno che contiene le fibre solitamente è separato dal picciolo mediante un’operazione in cui si staccano delle strisce di materiale tirandole. Nella seguente pulizia il materiale polposo è grattato via, a mano o a macchina, liberando i fasci di fibre che, poi, sono stese ad asciugare al sole. La lunghezza media della fibre, da 1 a 3 metri, varia in base alle dimensioni del picciolo ed al metodo di raccolta utilizzato. Il colore di queste fibre lucenti varia tra bianco, marrone, rosso, viola o nero, in base al tipo di pianta ed alla posizione del gambo: le fibre più resistenti si ricavano dallo strato più esterno.

La seta di banano è molto apprezzata per la sua eccezionale compattezza, flessibilità e resistenza, e perciò si usa per tappeti, sottopentola o carta (per citare solo alcuni usi). Le fibre interne della pianta possono essere usate senza essere filate per produrre tessuti leggeri e resistenti, per la maggior parte usati localmente per capi d’abbigliamento, cappelli e scarpe.

Banana fibre silk

 

Seguiteci se volete saperne di più.

 

Francesco Vitellini

Intervista ad Andrea Galimberti su Webmobili

Pubblicato oggi, sul sito di wit-casa, un’interessante intervista ad Andrea Galimberti, titolare di Nodus.Intervista Webmobili

A volte basta poco per rinnovare una stanza, senza cambiare tutto l’arredo.
Un tappeto, per esempio, può scaldare l’atmosfera, rendere l’ambiente più grintoso o aggiungere un tocco chic e rafforzare uno stile. Ma come si fa a scegliere quello giusto? E soprattutto, come possiamo capire se quel tappeto che ci ha fatto innamorare vale davvero la spesa, anche se un po’ fuori budget? A svelarci i segreti di trame e orditi ci ha pensato Andrea Galimberti, titolare di Nodus de Il Piccolo di Milano, negozio specializzato da oltre 40 anni in tappezzerie e tappeti.

A parte gusti e misure, quali sono le caratteristiche principali da valutare prima di
un acquisto?

La prima cosa che in genere si guarda è il colore e la fantasia, che deve stare bene con il proprio arredo. Oggi, infatti, il tappeto viene acquistato in seconda battuta, cioè quando la casa è già pronta e vissuta e il gusto moderno tende a preferire colori e sfumature più neutre, in controtendenza rispetto ai classici persiani, che hanno un carattere più forte e impegnativo e una volta usavano minimo 20 colori diversi proprio per richiamare qualunque arredo e colore dell’ambiente. Secondo aspetto da tenere presente è il budget: oggi il mercato è pieno di tappeti taftati (circa l’80%). Questa sorta di moquette di
lusso è piuttosto economica rispetto al tappeto annodato e va per la maggiore.

Forse i taftati sono meno delicati degli annodati?

L’unico vero vantaggio è che sono molto meno costosi dell’annodato e possono essere disegnati e personalizzati nei colori e nelle dimensioni. I taftati si possono pulire con detergenti specifici per moquette, ma non si possono mettere a bagno: una macchia di caffè o di vino è difficile da eliminare. Noi suggeriamo di lavare il vello (la parte superiore) con detergenti delicati per il cachemire e uno spazzolino da denti per eliminare le macchie più persistenti, ma non sempre si risolve il problema. Se poi cade una brace di sigaretta è impossibile ripararli. In ogni caso questi tappeti hanno un tempo di durata limitato, massimo 10 anni. Il tappeto annodato, invece, costa decisamente di più, ma ha una vita eterna perché si può lavare anche a fondo, in tintoria o persino in vasca e si può riparare nodo per nodo.

Come si fa a riconoscere la qualità di un tappeto, senza lasciarsi ingannare dal
prezzo?

Bisogna guardarli dal retro: se c’è un tessuto o una rete con la resina, si capisce subito che si tratta di un taftato. Per gli annodati, invece, più i nodi sono fitti e definiti e più il pattern frontale sarà preciso e speculare: con 100 nodi per pollice quadrato (un quadrato di 3,5×3,5 cm) è giù un signor tappeto. Basti pensare che i tappeti turchi partono da 6o nodi, i tappeti marocchini a pelo lungo che soprattutto nel vintage sono un must, arrivano al massimo a 70-80 nodi, perché è una lavorazione legata a tradizioni che si tramandano. Fermo restando che i persiani sono e resteranno sempre i primi al mondo, tutti i tappeti annodati hanno sicuramente un valore intrinseco: per un modello ci vogliono almeno 3 mesi di lavoro di 5 persone, per 8 ore al giorno.

E se volessi sapere da dove proviene il filato usato?

Ogni tappeto è corredato di una scheda prodotto, con specificati il tipo e le origini del materiale, la tintura ecc e di una scheda tecnica con le istruzioni per la manutezione. Noi abbiamo scritto anche un libriccino che riassume tutte le tecniche, i tipi di nodo e le caratteristiche legate alle lavorazioni di ogni paese.

Chi è attendo all’ecologia, trova ancora modelli naturali con tinture vegetali?

In realtà le tinture vegetali sono quasi scomparse, perché richiedono un procedimento estremamente artigianale (bisogna bollire le erbe con una resina particolare) lungo e costoso, e danno alla lana una colorazione non perfetta e disomogenea, con toni pastello più spenti. L’effetto “abrashed” con sfumature di colore è stupendo, ma non tutti lo capiscono. Oggi si preferiscono le tinture chimiche, che permettono colori più brillanti e decisi, oltre che omogenei. In entrambi i casi comunque se la tintura è ben fatta si mantiene nel tempo. A chi cerca un modello “bio” noi proponiamo sia modelli con tinture
vegetali che pezzi organici, fatti con vello delle pecore Himalayane, non tinto e lavato con sapone sapido. E infine modelli in materiali naturali, ma pregiati, come la canapa decolorata, lino, aloe, seta di banano e di bambù, che sono molto raffinati e chic.

In generale, come si possono mantenere a lungo i colori vivi e brillanti?

Buona regola è ruotare periodicamente il tappeto, ogni 3 o 4 mesi, soprattutto se sopra ci sono dei mobili. Se lasciamo 10 anni una poltrona nella stessa posizione, è ovvio che tutto il tappeto si schiarirà per effetto della luce e dove c’è la poltrona resterà la macchia più scura.

Esiste una garanzia specifica per i tappeti?

No, a parte quella canonica di legge, di 24 mesi. In ogni caso un produttore serio è sempre responsabile dei suoi modelli ed è pronto a ovviare a qualsiasi problema.

Il tappeto può diventare il pezzo forte della casa?

Noi amiamo sperimentare con i nostri designer materiali e stili sempre nuovi, con contaminazioni di arte e design e abbiamo persino una linea in edizione limitata per gallerie e collezionisti. Il tappeto oggi si presta davvero a infinite interpretazioni e può diventare una vera opera d’arte: ne è un esempio il tappeto Circus con le bamboline, disegnato dai fratelli Campana, che è finito persino sul New York Times ed è diventato il primo vero pezzo d’arte del settore. Questo ha aperto nuovi orizzonti al mondo del tappeto, che è sempre stato ed è tuttora molto chiuso.

I tappeti e l’arte: quadri con tappeti e tappeti con quadri

 

Durante il Rinascimento furono importati in Europa
dall’Oriente diversi tappeti Ushak decorati con grandi motivi geometrici, con
disegni angolosi e con un elegante arabesco, di forma rettangolare e dai colori
molto intensi. I fondi erano generalmente di colore rosso e i bordi costituiti da motivi floreali,
solitamente in tonalità blu, o da un disegno cubico molto stilizzato.  

Altri tappeti orientali venivano importati in Europa nello
stesso periodo. Si tratta di tappeti di lana con nodo turco e motivi geometrici
ottagonali alternati ad altre forme chiuse, dai formati ridotti e colori netti
e ben definiti, dal blu, al giallo, al rosso.

Diversi  grandi
pittori li hanno raffigurati nelle loro tele e due di essi, Lorenzo Lotto
(1480-1556) e Hans Holbein il Giovane (1497-1543) danno addirittura il nome a
queste due categorie di tappeti.

Esistono ancora circa cinquecento di questi tappeti.

Tappeti Lotto

Ritratto dei coniugi Bonghi  1- Lorenzo Lotto - 1523-24 
Ritratto di Giovanni della Volta con moglie e figli - Lorenzo Lotto - 1547

Tappeti Holbein

Hans-holbein-il-giovane-gli-ambasciatori-francesi-1533-national-gallery-londra1
Ritratto del mercante Georg Gisze  - Hans Holbein il Giovane - 1532

Nodus è, fin dalla nascita, un laboratorio in cui
avviciniamo il tappeto all’arte, creando di volta in volta nuove sfide e
raggiungendo traguardi sempre più alti e ambiziosi. E, fedeli alla nostra filosofia, anche nel prossimo anno
aggiungeremo delle nuove idee e delle nuove interpretazioni ai nostri tappeti
facendo da ponte tra un artista del passato ed uno del presente, tra Antonello
da Messina e Ron Gilad.

Continuate a seguirci per saperne di più.

 

Francesco Vitellini

Tappeti Occidentali: Francia, Gran Bretagna e Irlanda

Quando si parla di tappeti prodotti in Francia ci si
riferisce, essenzialmente, a due manifatture: La Savonnerie e Aubusson,
entrambe produttori di tappeti e, più tardi, di arazzi per i Reali e la nobiltà
francese.

La prima, più antica, ha raggiunto livelli di annodatura
eccelsi, dando origine a tappeti preziosi ed assolutamente unici. I motivi
decorativi sono esuberanti e dai colori vivaci. Molto usati sono i temi
floreali.

Nel 1627 Luigi XIII concesse il privilegio di fabbricare
tappeti a dei produttori di tessuti che si trasferirono in un’antica fabbrica
di sapone: da qui Savonnerie. Circa un secolo più tardi la domanda per questi
straordinari tappeti divenne così alta da non poter più essere soddisfatta. Si
cominciò così a produrre tappeti in stile Savonnerie anche ad Aubusson. I
tappeti qui prodotti, di qualità inferiore perché ad annodature meno fitte e,
quindi, meno dettagliati, si ispirano dapprima alle produzioni orientali (in
particolare Ushak) per poi giungere ad eseguire copie fedeli allo stile della
Savonnerie.

I tappeti di questo genere erano prodotti in lana e, spesso,
raggiungevano dimensioni grandissime.

Nel 1825 la
Savonnerie venne incorporata alla manifattura degli arazzi
dei Gobelins.

Savonnerie
Aubusson 1870

  Tappeto Savonnerie                                         Tappeto Aubusson, ca. 1870

 

Produzione del Regno Unito e dell’Irlanda

 

Fin dal Cinquecento i tappeti orientali erano importati e
molto apprezzati anche oltremanica.

La produzione autoctona mosse i suoi primi passi nel XVIII
secolo, influenzata inizialmente dai motivi decorativi orientali, per poi
passare a produzioni in stile Savonnerie. Tra i più importanti produttori si
ricorda Thomas Whitty, che impiantò la sua manifattura ad Axminster. Dalla
qualità eccelsa, questi tappeti si ispiravano a modelli francesi. Dopo un
disastroso incendio (1835) la produzione si spostò a Wilton, sede di importanti
tessiture con telai meccanici.

I tappeti di Axminster, come anche quelli di Wilton, erano
progettati su misura per gli ambienti in cui venivano utilizzati, e
perfettamente coordinati al resto dell’arredo.

Contemporaneamente alla produzione di Whitty anche in
Irlanda prese slancio una serie di manifatture per la fabbricazione di tappeti.
Tra tutte ricordiamo quella di Killybegs, ancora attiva nella produzione di
tappeti annodati a mano con nodo simmetrico. I motivi di questi tappeto sono di
ispirazione neoclassica.

Tappeto Donegal

  Tappeto Donegal

Axminster carpet- music room Harewood House - 1791

  Tappeto Axminster, 1791

 

 

Francesco Vitellini

Tappeti Occidentali: Spagna e Portogallo

Quando si parla di tappeti molto spesso l’immaginazione
corre immediatamente a tappeti persiani, indiani o cinesi.

Quando la conoscenza del mondo del tappeto è un po’ più
approfondita può darsi che vengano in mente tappeti prodotti nel Caucaso o in
Nepal.

Ma non sono molti, tra i non appassionati, a sapere che
l’arte di produrre tappeti di grande pregio e qualità, era, ed è ancora, diffusa anche in
occidente, e, nello specifico, in Spagna, Portogallo, Francia e Irlanda.

 

Produzione spagnola

Dato che la tradizione dell’anndoatura dei tappeti origina
in oriente (il più antico tappeto rinvenuto, il tappeto di Pazyryk, è stato
scoperto tra Russia e Mongolia e risale a 2500 anni fa) il primo paese europeo
che può vantare una produzione di tappeti è la Spagna, occupata fin
dall'VIII secolo dagli arabi.

I tappeti prodotti in Spagna si ispirano a modelli arabi e
motivi di impronta islamica. Purtroppo della produzione dei laboratori islamici
non è rimasto nulla. Il periodo di massima produzione di tappeti in Spagna si
colloca tra i secoli XIII e XVIII. Tra le manifatture più antiche, attive dal
periodo arabo fin dopo la
Reconquista e oltre ricordiamo Chinchilla, Alcaraz e Liétor.

Il centro di produzione più importante, benché non il più
antico, fu Alcaraz, il cui nome compare quasi sempre negli inventari reali
dell’epoca.

I motivi decorativi, come già ricordato, originariamente
erano fortemente inspirati dalle cultura islamica (pertanto si parla di tappeti
ispano-moreschi). Tra questi ricordiamo i cosiddetti Tappeti Holbein, che
devono il loro nome al fatto che furono spesso rappresentati nei quadri di Hans
Holbein il Giovane.

Coi secoli si passò sempre più a motivi di inspirazione
europea, giungendo, così, a creare dei tappeti prevalentemente con decorazioni
floreali che ricordano da vicini i prodotti della Savonnerie francese.

Il nodo usato per la produzione di tappeti è il cosiddetto
nodo spagnolo, in cui il filato è avvolto attorno ad un singolo filo
dell’ordito. Dal 1700 in
poi, circa, viene adottato il nodo turco (o simmetrico).

Fino al XIX secolo era usata esclusivamente la tintura vegetale.

 

Old_Spanish_rug

XVII sec. con decorazioni miste, arabe ed europee

Produzione Portoghese

I tappeti di produzione portoghese, invece, non sono tappeti
annodati ma ricami a piccolo punto su una tela di lino.

Intorno alla metà del XV secolo è attivo il centro di
produzione della piccola città di Arraiolos (da cui prende il nome questa
categoria di tappeti, detti, appunto, Arraiolos). I motivi decorativi delle
origini si inspiravano alla produzione persiana; col tempo la decorazione più
diffusa divenne la raffigurazione di animali e, tra i secoli XVIII e XIX, si
iniziò la produzione di tappeti dalla decorazione più moderna e stilizzata.

A tutt’oggi continua la produzione di questi capolavori del
ricamo, molto pregiati e molto apprezzati.

Arraiolos

Esempio di lavorazione a piccolo punto

Francesco Vitellini